Un anno, un bollettino: 1968


Presto saranno 50 anni: ancora oggi il 1968 è considerato un anno spartiacque, tra il miracolo economico e i “caldi” anni ’70, tra una società tradizionale (e un po’ rigida) e la contestazione a tutto campo di ogni autorità. In famiglia, nella società, nella scuola…

“Non sono tempi facili questi per la scuola in Italia, e non solo in Italia, mentre la gioventù studentesca si agita dovunque in cerca di nuovi ideali e di nuovi approdi – scrive nel suo editoriale mons. Mario Mortin –. Non reggono più, dicono, le antiche strutture e i metodi e le tradizioni, essendo tutta la organizzazione scolastica attuale superata ed insufficiente alle istanze del mondo moderno”. Anche se, aggiunge, “Il Barbarigo, non sottovalutando le difficoltà del momento, continua il suo cammino sorretto da grande fiducia, perché è cosciente di poter dare anche ai giovani di oggi il giusto orientamento nella vita e un efficiente apporto alla soluzione dei problemi che agitano il mondo della scuola”. Per Mortin si tratta del primo anno di rettorato dopo il ventennio di mons. Antonio Zannoni, che però “resta al suo posto, come rettore emerito, perché fino all’ultimo la luce del suo consiglio possa giovare alla scuola cattolica”.

Il Vescovo Girolamo Bortignon consegna i diplomi di benemerenza agli alunni premiati e impone alle nuove matricole il berretto goliardico.

La scuola diocesana continua dunque a cercare di essere un’oasi di serenità in un mondo in tumulto. Senza rinunciare a misurarsi con i tempi: sono continue le iniziative culturali e sociali. Anche nello sport i ragazzi del Barba si fanno valere: a Vipiteno l’allievo di 2° Classico Giuseppe Giancola, detto Nuccio, vince la medaglia d’argento al Criterium nazionale. “Mai nessuno a Padova, nello slalom, fece meglio di Nuccio – registra entusiasta il bollettino – l'atleta cresciuto tra le ‘nebbie e la foschia’ che surclassò campioni della Val d'Aosta, del Bresciano, del Bellunese e di Bolzano”. Ci si sofferma così anche sulla vittoria della 1° scientifico al torneo d’Istituto del biennio: “La la Scient. A è una signora squadra! Non ci sono superdivi, né primattori. Ci sono semplicemente otto giocatori modesti, generosi, pieni di abnegazione”.

Il bollettino ricorda anche, come ogni anno, le ordinazioni sacerdotali dei suoi allievi: il 1968 è l’anno di don Giovanni Brusegan, poi a lungo attivo all’interno della diocesi nella pastorale universitaria e nel dialogo ecumenico. Con altri due ex-allievi, don Fernando Comi e don Orazio Zecchin, don Giovanni concelebra la Messa nella cappella dell’Istituto a chiusura del mese mariano.

Spettacoli organizzati dai ragazzi per il carnevale 1968. A sinistra: “Paolo Zulian e la sua prestigiosa fisarmonica”; destra: “una scena di fantastoria: Napoleone alle prese con Nerone”.

Tra tante gioie c’è anche posto per i drammi, come quelli di ragazzi che lasciano troppo giovani una vita promettente. Come quello di Antonio e Sandro Galvan, due fratellini affogati nel canale Scaricatore il 19 settembre 1967; Antonio, alunno di 2° media, soccombe nel tentativo di salvare il fratellino più piccolo: per questo – racconta il fascicolo – i compagni guardano con orgoglio a lui “come a un piccolo eroe”. Straziante anche la storia dell’allievo di ragioneria Agostino Friso, a cui una lunga malattia aveva già impedito di seguire la sua vocazione sacerdotale, mancato pochi giorni dopo gli esami di Stato. Il bollettino riporta anche l’intitolazione del gabinetto scientifico all’altro ex allievo Riccardo Dall’Orto, anche lui deceduto prematuramente. Perché una famiglia si condivide tutto: anche i lutti più strazianti.